SECURE&TIP: USO SICURO DI WHATSAPP

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Tutti noi, in misura maggiore o minore, utilizziamo Whatsapp come principale applicazione di messaggistica istantanea. Ad oggi, infatti, questa applicazione conta circa 2.780 milioni di utenti attivi e scambia più di 100.000 milioni di messaggi al giorno.

Ma lo usiamo davvero in modo sicuro per garantire la nostra privacy personale e professionale?

 

Nel TIP di oggi vogliamo fornirti alcuni consigli da tenere in considerazione quando utilizzi questa e altre applicazioni simili (ad esempio Teams, Zoom, Telegram, Line, Viber, ecc.):

  1. DNI, Passaporto o documento d’identità equivalente: È una pratica sempre più diffusa quella di inviare foto di questi documenti per diversi motivi a diversi destinatari, ma è anche un’abitudine ad alto rischio per la nostra privacy. Infatti, con la semplice copia di questi documenti, una terza persona non autorizzata potrebbe avere tutte le informazioni di base necessarie per impersonare la nostra identità.
  1. Dichiarazioni o informazioni finanziarie e bancarie (comprese le dichiarazioni dei redditi, le buste paga o le fatture): non è consigliabile fornire queste informazioni riservate tramite questi mezzi. Non perché il destinatario ne faccia un uso improprio, ma perché la persona che le richiede potrebbe essere un criminale informatico che ha impersonato il nostro contatto. O anche perché il nostro contatto potrebbe perdere il cellulare o farselo rubare, e con esso le informazioni.
  1. Informazioni professionali o di lavoro: Lo scopo dell’utilizzo di queste applicazioni è quello di facilitare le conversazioni e le interazioni dirette tra gli utenti. Ma non dobbiamo mai utilizzare le chat di queste applicazioni come archivio di documenti e informazioni rilevanti. Soprattutto se si tratta di informazioni riservate sulla nostra azienda, ente o organizzazione. Informazioni professionali, è sempre preferibile inviarle tramite e-mail o Cloud autorizzati e applicando la crittografia tramite password di accesso/lettura, nel caso di dati riservati.
  1. Foto compromettenti: Con l’utilizzo delle nuove tecnologie e soprattutto dei social network, la protezione della nostra privacy ha perso importanza. Tuttavia, esistono attacchi informatici noti come “man in the middle” che consistono nello spiare le conversazioni di due utenti e nel mettersi “in mezzo” a queste comunicazioni per impossessarsi di tutte le informazioni scambiate, comprese le foto. Più l’immagine è intima, privata o confidenziale, più un criminale informatico avrà interesse a rubarla e a pubblicarla o rivenderla ad altri criminali e truffatori.
  1. Bufale o fake news e messaggi, video o foto non etici: Inviare questo tipo di file su una persona, che si conosca o meno, con contenuti violenti, sessisti, pornografici o immorali, significa diventare complici della viralità di quel messaggio. Pertanto, ti ricordiamo che la violazione della privacy o della moralità di una persona (anche la semplice ritrasmissione di un messaggio ricevuto) è un reato penale che può essere perseguito penalmente.

Ti ricordiamo inoltre che ti sconsigliamo vivamente di fornire queste stesse informazioni tramite siti web, piattaforme, cloud e/o qualsiasi altro mezzo non affidabile. Possiamo infatti applicare tutte le misure di sicurezza e di protezione della privacy sia a casa che al lavoro, ma una volta inviate perdiamo il controllo su queste informazioni.

NOTA IMPORTANTE: Se abbiamo il minimo sospetto di aver subito un attacco informatico che possa aver compromesso la nostra sicurezza o la nostra privacy, a livello professionale ti consigliamo di chiedere supporto al reparto IT, al Security Manager o al tuo diretto superiore. E a livello personale, segnalalo il prima possibile alle autorità di polizia.

 

*Data di spedizione: 05 maggio 2025